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Come si diventa arbitri: una guida per i futuri "giudici di gara"

Quello di diventare calciatore o calciatrice è il sogno di molti bambini e bambini. Ma c’è anche chi, fin da giovane, ha sempre in testa il rettangolo verde, però con un altro obiettivo.

Ebbene sì, come c’è chi ambisce a diventare il nuovo Messi o la nuova Marta, c’è anche chi coltiva il sogno di diventare il prossimo Pierluigi Collina. Non è solo la figura del bomber a esercitare un certo fascino su giovani ragazzi e ragazze con il desiderio di fare carriera sui campi da calcio. Il ruolo dell’arbitro attira moltissimi appassionati e appassionate che all’amore per lo sport affiancano quella per l’etica e il rispetto delle regole.

Il mestiere dell’arbitro

Diciamolo subito, fare l’arbitro non è un mestiere facile. Parliamo di una figura importante che svolge un compito di grande rilievo nello svolgimento delle partite. In aggiunta, per valutare la prestazione dei direttori di gara vengono utilizzate le pagelle assegnate al termine degli incontri. Questo strumento può essere impiegato per rilevare gli eventuali errori o le problematiche emerse nel corso di una partita. In un certo senso, possono essere paragonate alle quote calcio dei siti di scommesse sportive, che esprimono le probabilità di maggiore o minore successo di una squadra in un determinato evento sportivo.

Nonostante quello dell’arbitro non sia un lavoro facile, tuttavia con il giusto impegno le opportunità di fare bene non mancano. Chi si distingue per un comportamento disciplinare esemplare e per le ottime valutazioni ha infatti la possibilità, una volta terminata la stagione, di ricevere la promozione ai campionati della categoria successiva. Ma qual è il percorso da intraprendere per diventare a tutti gli effetti dei fischietti professionisti?

I corsi per diventare arbitri

Il cammino per diventare arbitri inizia frequentando i corsi organizzati dall’AIA, acronimo dell’Associazione Italiana Arbitri. Organizzati su base territoriale, i corsi hanno una durata media di circa due mesi e prevedono una frequenza bisettimanale. Gli unici requisiti di partecipazione è quello di essere cittadini italiani e di avere un’età compresa tra i 14 anni compiuti e i 40 anni non compiuti. Non è infatti richiesto un titolo di studio, anche se con una laurea come quella in Scienze Motorie le opportunità di fare carriera nel settore si amplificano, ad esempio come personal trainer o professori di educazione fisica.

Possono iscriversi ai corsi di formazione per direttori di gara anche le calciatrici e i calciatori tesserati, a patto che non arbitrino nell’ambito di competizioni in cui siano coinvolte le società di appartenenza. Gli aspiranti “fischietti” studieranno diverse materie utili per svolgere al meglio il loro incarico, come elementi di medicina e alimentazione per la pratica dell’attività sportiva, fondamenti di preparazione atletica e regolamento del gioco del calcio.

Documenti per accedere al corso di arbitro

Per poter presentare la propria iscrizione al corso di formazione per arbitri AIA è necessario presentare i seguenti documenti:

  • Copia di un documento di identità in corso di validità (fronte e retro);
  • Copia del Codice fiscale;
  • Tre fototessere;
  • Certificato medico che attesti l’idoneità a svolgere l’attività agonistica;
  • Copia di un documento di identità di uno dei genitori (soltanto per i minorenni).

Una volta terminato il corso, gli aspiranti arbitri dovranno sostenere un esame composto da una prova scritta e una prova orale, che vertono su tematiche di natura tecnica e disciplinare. Superati questi due step, l’iter si conclude con un test fisico con prove di corsa e di resistenza. Terminata anche questa prova, si sarà finalmente idonei all’arbitraggio.

Gli arbitri AIA, iscritti alla FIGC, iniziano quindi a dirigere le partite della categoria Giovanissimi supportati da un tutor. Chi ottiene un buono score e dirige un numero minimo di partite ha quindi l’opportunità di passare di categoria e di ambire a eguagliare i risultati raggiunti dai più bravi fischietti della storia.

I migliori arbitri italiani di sempre

Se ci fosse il titolo di miglior arbitro di sempre, probabilmente andrebbe all’italiano Pierluigi Collina. Oggi supervisore degli arbitri FIFA, in carriera è arrivato a dirigere due finalissime: quella tra Manchester United e Bayern Monaco in occasione della Champions League 1998/99 e quella tra Brasile e Germania per i Mondiali del 2002 disputatisi in Corea e Giappone.

Un’altra carriera degna di nota tra i fischietti nostrani è quella di Nicola Rizzoli. Ancora attivo nel settore – è stato per alcune stagioni tra i designatori per i campionati italiani di Serie A e Serie B ­– ha arbitrato la finale di Europa League del 2010 tra Atletico Madrid e Fulham, la finale di Champions League del 2013 tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund e la finale di Coppa del Mondo tra Argentina e Germania per Brasile 2014.

Conclusioni

La figura dell’arbitro è protagonista su tutti i campi di calcio. Il ruolo del direttore o delle direttrici di gara è infatti cruciale nel determinare l’esito di una partita. Chi svolge la professione con impegno può ambire a raggiungere traguardi importanti. La scuola italiana, del resto, ha una tradizione consolidata e riconosciuta a livello internazionale, come ben testimoniano le folgoranti carriere degli arbitri Collina e Rizzoli.

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  Scritto da Redazione Emiliagol il 18/03/2023
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