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INTER: l'importanza economica dell'Europa League

L’Italia mancava da una finale di Europa League da ben ventuno anni, ovvero da quando nel 1999 il Parma di Malesani conquistò il trofeo. In questa tormentata stagione 2020, il merito di portare il tricolore all’ultimo atto della competizione è tutto dell’Inter, che nelle ultime settimane ha mostrato una buona forma fisica e soprattutto un atteggiamento mentale vincente, come dimostra la vittoria 5-0 sullo Shakhtar nella semifinale. Così, lo scorso 21 agosto la squadra di Conte ha avuto (e purtroppo mancato) la possibilità di conquistare un trofeo europeo dopo la Champions League alzata al cielo da Capitan Zanetti ormai 10 anni fa.

A separarla dalla coppa ci sono stati solamente i 90 minuti regolamentari (senza supplementari e rigori) contro il Siviglia, un avversario che i nerazzurri non avevano mai incontrato in una partita ufficiale. Per l'Inter, questa è stata la quinta finale in questa competizione, la prima da quando la denominazione è cambiata da Coppa Uefa ad Europa League. Sulle quattro finali già giocate, i nerazzurri se ne sono aggiudicate tre.

Una ricaduta positiva a 360 gradi

Ovviamente una finale europea ha una ricaduta positiva anche sulla visibilità dell’intero “brand Inter” al di là della squadra in sé. Oggi infatti i club sono dei veri e propri marchi commerciali che in caso di vittoria possono acquisire non solo prestigio sportivo, ma anche maggiori introiti. Il merchandising avrebbe sicuramente effetti positivi con un aumento delle vendite di magliette e gadget vari, in Italia e non solo.

L’importanza degli sponsor

Anche gli sponsor otterrebbero una maggior visibilità, con un effetto a ricaduta positivo per tutti i partner della squadra. Le sponsorizzazioni hanno infatti un peso rilevante nel bilancio dei club, che nel caso dell’Inter supera i premi che ricaverebbe da un’eventuale vittoria in Europa League. Per la stagione in corso, infatti, i nerazzurri ricevono ben 19 milioni di euro dallo sponsor ufficiale Pirelli e altri 10 milioni dallo sponsor tecnico, ovvero la Nike. Il totale fa quasi 30 milioni, a cui si aggiungono le sponsorizzazioni minori.

In Italia, fino alla scorsa stagione il mondo delle sponsorizzazioni era legato a doppio filo a quello delle scommesse, con diverse società che erano sponsor principali sulle maglie dei più importanti club della Serie A. Questa costituiva una cospicua fonte di incassi per le squadre ed ovviamente una ottima occasione di acquisire visibilità per le società di gambling.

I mancati introiti con le nuove norme in Italia

Ma tutto è cambiato con il Decreto Di Maio pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 luglio 2018, che ha vietato la pubblicità in qualsiasi forma per il gioco d’azzardo ed anche le sponsorizzazioni. A seguito della deroga di un anno per i contratti ancora in essere, a partire dal 14 luglio 2019 è entrato effettivamente in vigore il divieto delle sponsorizzazioni in Italia.

Ovviamente tutti gli sponsor delle scommesse sportive e del gioco online che investivano nel calcio italiano erano portali regolarmente autorizzati ad operare in Italia e già soggetti a forti restrizioni. Per evitare truffe, è bene affidarsi solo a piattaforme autorizzate AAMS: vivi l'esperienza di gioco in un casinò sicuro e affidabile per far sì che il gioco online rimanga sempre e solo un divertimento.

L’impatto del Decreto DI Maio, stando ai dati di Nielsen, è stato importante con un calo di introiti derivanti dalla pubblicità pari a quasi 50 milioni di euro nel 2019 con i contratti in scadenza, mentre nella stagione attuale il mancato introito è stimato in circa 60-70 milioni.

Europa League: un obiettivo anche economico

Ecco dunque che per la squadra di Conte l’Europa League rappresentava la possibilità di riscattare la stagione 2020, dopo che sia la Coppa Italia che lo scudetto sono sfumati, quest’ultimo per un solo punto di svantaggio sulla Juventus. Quello che fino a qualche mese fa era un obiettivo secondario – per ammissione dello stesso allenatore – era poi divenuto un obiettivo di primaria importanza. Non solo dal punto di vista del calcio giocato. 

Per l’Inter, infatti, l’Europa League rappresentava anche una ghiotta opportunità economica. Gli analisti avevano stimato in circa 20 milioni di euro la ricaduta positiva sul bilancio in caso di vittoria, tra premi Uefa e diritti tv. In particolare, erano previsti 14 milioni di premi e una cifra compresa tra i 3 ed i 5 milioni di euro proveniente dal market pool Uefa. A questo sarebbe andato ad aggiungersi la possibilità di giocare la Supercoppa Europea, il 24 settembre alla Puskás Aréna di Budapest, che avrebbe portato ulteriori 3,5 milioni ed in più i diritti tv.

Ma l’Europa League ha comunque portato diversi introiti all’Inter anche solo nel percorso che ha portato alla finale. La qualificazione all’ultima partita del torneo è valsa da sola 4,5 milioni per ognuna delle due squadre partecipanti, che si aggiungono ai 2,4 milioni della qualificazione alle semifinali e rispettivamente a 1,5 milioni e 1,1 milioni per i quarti e gli ottavi di finale. A questo c’è da aggiungere il market pool, che in questa Europa League ha portato all’Inter 3,1 milioni di euro.

Vincere la coppa per mister Conte e tutti i nerazzurri sarebbe stato anche un ottimo investimento per la prossima stagione di Champions League 2020/2021, in cui l’Inter avrebbe potuto giocare in prima fascia, evitando i pericoli come le grandi squadre del calcio europeo.

 


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  Scritto da Redazione Emiliagol il 03/09/2020
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