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Edizione provinciale di Parma


Pelaccini ex Royale Fiore richiesto dalla Medesanese, ma non solo.

Il fortissimo centrocampista svincolato a sorpresa si è incontrato con un paio di emissari “di peso” della Medesanese che ha individuato nel giocatore il rinforzo che cerca per far rendere al meglio i “due splendidi” (Franzese e Cantini). Nei giorni scorsi si era provato con l’ex terravova, ma il Pallavicino non lo ha lasciato tornare all’ ovile. Pelacini però ha ricevuto altre “importanti” offerte da Fidentina e Meletolese e quindi è difficile (anche se non impossibile) che scelga di  scendere di categoria.



Chi è Pelaccini (10 di numero e di fatto)

Ha militato nella Meletolese  per poi tentare l’avventura nel calcio professionistico africano. Ecco un’intervista della Gazzetta di Reggio che ci parla proprio della sua avventura nel continente nero.

Sono migliaia i giocatori africani che arrivano ogni anno in Europa con il sogno di sfondare nel nostro calcio, ma il viaggio inverso l’hanno compiuto in pochi. Quella di Fabio Pellacini è una storia di emigrazione al contrario: l’avventura del 25enne centrocampista ex Meletolese è iniziata quasi per caso, durante un viaggio post laurea a Lusaka, capitale dello Zambia, ma rischia davvero di tramutarsi in favola. Pellacini sosterrà infatti nei prossimi giorni un provino per i Kaizer Chiefs, la Juventus del Sudafrica, e se tutto andrà bene coronerà il sogno di diventare un calciatore professionista.

Pellacini, come le è venuto in mente di tentare la strada del calcio africano?

«A dire la verità per caso. A febbraio mi sono laureato in architettura, alla triennale, e ho deciso di venire a Lusaka, la capitale dello Zambia, in attesa di decidere cosa fare della mia vita. Qua lavora mio zio, che mi ha ospitato, e ho iniziato a spedire qualche curriculum in giro. L’idea era di trovare un lavoro, poi ho conosciuto un signore del circolo italiano di Lusaka, in contatto con la Football House, la federcalcio zambiana: ha saputo che in Italia giocavo a calcio e mi ha chiesto se mi andava di fare un provino».

E lei?

«Ho accettato, ma tanto per tentare. Invece sono piaciuto: così sono diventato un giocatore del Green Buffalo e della serie A zambiana. Il Green Buffalo è la squadra dell'esercito, in generale tutte le società nello Zambia sono legate in qualche modo alle organizzazioni militari ».

Quando ha esordito?

«All’inizio c’è stato qualche problema burocratico, poi mi hanno tesserato, in accordo con la Meletolese, fino al 15 giugno. Il campionato doveva cominciare a marzo, ma è iniziato un mese più tardi per intoppi organizzativi e ho disputato solo quattro partite. I dirigenti vogliono trattenermi fino alla fine del campionato, ma non voglio perché ho ricevuto un’offerta più allettante».

Da parte di chi?

«Alcuni osservatori sudafricani mi hanno notato: parto domani per Johannesburg e sarò per due settimane in prova nei Kaizer Chiefs. È la squadra più importante del Sudafrica, un serbatoio per la nazionale del paese: mi pagano viaggio, vitto, alloggio e spese, non ho niente da perdere. E se dovesse andare bene chissà: sono tanti i giocatori che da lì poi sono arrivati al calcio inglese ».

Ci racconti qualcosa del calcio africano.

«L’organizzazione, almeno nello Zambia, è davvero pessima: a volte non c'è l’acqua nelle docce, ti danno il pranzo quando capita, anche poco prima della partita, si mangia con le mani e si divide tutto quanto fra compagni, le porzioni individuali non esistono».

Il livello com'è?

«Si fanno due allenamenti al giorno: atleticamente sono tutti impressionanti, vanno ai duemila all’ora. Di talenti ce ne sono, alcuni miei compagni di squadra giocavano in nazionale, quindi anche dal punto di vista tecnico direi che non c'è male. Tatticamente invece è un disastro, c'è molta improvvisazione, i quattro centrocampisti in linea, tanto per dirne una, sono un miraggio ».

La sua famiglia come ha preso questa sua avventura?

«I miei genitori mi hanno sempre appoggiato, sono stati molto comprensivi. È chiaro che adesso ho un’opportunità e che proverò a sfruttarla: ma se dovesse andare male nessun dramma, magari mi iscrivo alla specialistica, o a casa o da qualche parte in Europa. Di sicuro continuerò a giocare a calcio, non importa a che livello: è la mia passione». Fabio Varini




 



 

    

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  Scritto da Mansospia il 22/12/2013
 

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