Ma Da Bo! - Mentre picchia l' arbitro i Carabinieri se ne vanno
ByManso - E' successo in Calabria e anche questa non si era mai vista; ma ora chi squalificherà i Carabinieri?

ByManso - Ci sono notizie che superano la soglia dell'assurdo. Un arbitro, appena diciassettenne, viene aggredito con violenza inaudita da un calciatore in Calabria, finendo dritto in ospedale. L'ennesima, brutale, normalità del nostro calcio dilettantistico. Ma è qui che l'assurdo diventa istituzionale.
Sul campo sono presenti i Carabinieri, due militari chiamati a garantire l'ordine. Di fronte all'aggressione violenta in corso contro un minorenne, ci si aspetterebbe l'intervento immediato. E invece no. I Carabinieri, secondo quanto denunciato dalla sezione AIA di Locri, avrebbero comunicato la necessità di "spostarsi urgentemente verso un altro campo sportivo", sottraendosi di fatto alla scena della violenza.
Che dire? Evidentemente, la rigorosa tabella di marcia del pattugliamento inter-campi ha prevalso sulla banale, ma urgente, tutela fisica di un ragazzo. La priorità non è stata fermare i pugni, ma onorare l'orario previsto in un altro luogo. Complimenti per l'efficienza logistica, un po' meno per il senso di protezione.
La dura presa di posizione AIA
L'episodio ha scatenato la reazione dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA) che, con un duro comunicato, ha condannato l'accaduto e ha posto l'accento sulla totale mancanza di assistenza. Questo gesto, o meglio, questo non-gesto da parte delle Forze dell'Ordine, solleva questioni gravissime sulla fiducia e sulla sicurezza che possiamo offrire ai nostri arbitri, specialmente i giovanissimi.
Se la presenza delle divise non è più garanzia di intervento, ma solo un elemento scenografico, il problema non è solo nel calciatore violento, ma nel sistema che dovrebbe difendere chi è in campo. A nulla serviranno le squalifiche pesantissime comminate dal Giudice Sportivo se, in momenti di crisi, chi deve tutelare la legge decide di spostarsi.
Il calcio dilettantistico italiano ha bisogno di misure che vadano oltre la retorica della condanna. Ha bisogno di protocolli che assicurino che le tutele non vengano meno nel momento esatto in cui sono più necessarie. Altrimenti, l’appello per l’ordine pubblico si riduce a un inutile e triste richiamo.
Arbitro in ospedale, aggressore verso la maxi-squalifica... La giustizia sportiva farà il suo corso, ma la domanda che resta appesa è la più difficile: chi squalificherà i due Carabinieri?
Scritto da manso il 28/11/2025


