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BOMBER MATTEO IBATICI APPENDE LE SCARPETTE AL CHIODO - LA STORIA!

UN SALUTO IMPORTANTE PER UN RAGAZZO IMPORTANTE CHE HA FATTO UN IMPORTANTE NUMERO DI GOL

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Fin da piccoli ci insegnano che, comunque vada, le favole hanno sempre un lieto fine: il cacciatore salva Cappuccetto Rosso e la nonna dalle grinfie del Lupo cattivo, il Brutto Anatroccolo si trasforma in un elegante cigno bianco e il Principe Azzurro risveglia la Bella Addormentata dal suo sonno profondo. E vissero per sempre felici e contenti. Fine.

Da ormai un mese, però, bisogna aggiungere una nuova favola al lunghissimo elenco di quelle già esistenti. È la favola di Matteo "Iceman" Ibatici, il Bomber di Ghiaccio che ha deciso di rubare la penna dalla mano dello scrittore e di scrivere il proprio lieto fine facendo quello che gli è sempre riuscito meglio: goal.

Durante l'ultima partita della sua carriera, "Iba" ha siglato il goal grazie al quale l'Arsenal si è temporaneamente portato in vantaggio nei confronti dello United Albinea (Seconda Categoria girone D).
Un goal di rapina, "alla Ibatici", come la maggior parte dei 125 messi a segno in 283 presenze durante i 12 anni trascorsi su e giù tra seconda e terza categoria, che tradotti in sostanza significano aver fatto partire la propria squadra in vantaggio di un goal ogni due partite giocate. Una vita passata sul filo del fuorigioco, sempre alla ricerca del pertugio giusto per far rispettare l'equazione Iba:goal=anolini:pranzo di Natale.
La ricerca del goal come ragione di vita, l'orgoglio nel sentirsi il numero 9 marchiato a fuoco sulla schiena e la fragilità nell'ammettere di aver bisogno di vedere la rete che si gonfia e i compagni che vengono ad abbracciarti. Per sentirsi necessario, per sentirsi vivo.

Per tutte quelle volte che è rimasto con gli occhi incollati al televisore, ammaliato da come quel numero 9 coi dentoni accarezzava il pallone ai 200 km/h. Per tutte quelle volte che ha cercato di rubare movimenti e contromovimenti a quell'altro numero 9 in cui si rivedeva: sgraziato e sempre in fuorigioco, ma che grazie ad una forza di volontà mostruosa, alla fine la sbatteva sempre dentro.

Ma riavvolgiamo il nastro di 12 anni: la carriera di Ibatici inizia nel 2007, quando assieme ad un gruppo affiatato di amici decide di dar vita alla squadra del suo paese, l'A.S. Basilicanova, iscrivendola alla Terza categoria. Tanto per cambiare è suo il primo goal di sempre della neonata squadra giallonera, in una sconfitta per 2-1 contro il Sorbolo.

Dopo 3 anni nei quali è finito per 34 volte sul tabellino dei marcatori, decide di provare a cambiare aria, cedendo alla corte di Mister Mario Corso che lo vuole a tutti i costi con sé a Tizzano, in Seconda categoria. Col tempo, Ibatici realizza che vestire i panni del profeta in patria sia più complicato di quanto credesse e una scossa improvvisa potrebbe essere una mossa tanto azzardata quanto giusta. Cambio di programma: dal nulla arriva la chiamata di una multinazionale che gli offre un ottimo posto di lavoro a Lodi, alla quale non può dire di no. Ma passione, costanza, dedizione e senso del dovere lo aiutano a far sembrare una sciocchezza i 150 km che tutti i giorni macina per andare a sudare durante quegli infiniti giri di campo che solo chi ha affrontato una preparazione estiva può comprendere. Giusto per rispettare le tradizioni, Ibatici segna all'esordio e l'annata è tutto sommato positiva, ma a fine stagione decide di chiudere la breve parentesi tizzanese per tornare in patria, tra gli amici di Basilicanova, portandosi in dote da Tizzano il fratello Luca.

Il Bomber di Ghiaccio trascorre altri 7 anni al "Furlotti" segnando altre 84 reti e diventando il miglior marcatore della storia del Basilicanova con 118 goal (24 dei quali segnati negli ultimi 2 anni per Il Castello, squadra sorta dalle ceneri del vecchio Basilicanova).

Freddo, astuto e affamato, sempre pronto ad usare il suo istinto per muoversi felpatamente dentro l'area di rigore per poi farsi trovare al posto giusto e al momento giusto segnando raffiche di goal di tap-in, da vero rapace d'area. Oppure servendo l'altra specialità della casa: il calcio di rigore. 22 dei 24 palloni calciati dal dischetto sono finiti in fondo al sacco, dimostrando sangue freddo e legittimando ancora di più il soprannome "Iceman".

Per tutta la carriera quello tra Ibatici e il goal è sempre stato un rapporto idilliaco, ma quest'anno qualcosa è andato storto e la macchina da goal si è inceppata. Dopo la seconda parentesi giallonera, Ibatici ha deciso di affrontare una nuova avventura, l'ultima, risalendo in Seconda categoria per vestire la maglia dell'Arsenal.

Durante tutta la stagione la porta avversaria è sembrata stregata e il tabellino dei goal messi a segno è rimasto a secco, ancorato ad un beffardo zero dal gusto dolceamaro della sconfitta che lo ha definitivamente convinto ad appendere le scarpette al chiodo.

E tutte le volte che gioco forza è finito col giaccone e i piedi ghiacciati in panchina, ha pensato. Ha ripensato a tutte le volte che ha spinto quella maledetta sfera con gli esagoni in fondo al sacco. Alla rovesciata contro il Palanzano, al siluro da fuori area contro il Berceto o quando col Bibbiano ha tolto le ragnatele dall'incrocio dei pali, dopo essersene andato via con un colpo di tacco. Ha ripensato ai tanti, forse troppi compromessi ai quali è dovuto giungere, che la controparte fosse la fidanzata (che nel frattempo è diventata moglie) piuttosto che il lavoro.

Ha ripensato a tutte quelle volte in cui si è sentito dire fino alla nausea il solito "ma chi te lo fa fare?", arrivando a credere che forse non avessero poi tutti i torti. Ha ripensato a tutte quelle dinamiche della vita che solo il calcio sa insegnarti, alle volte con una carezza, alle volte con una gomitata nello stomaco, e ha sperato che magari anche suo figlio Federico, un giorno, possa imparare le stesse cose proprio come le ha imparare lui, vivendo la sacralità di uno spogliatoio e correndo per ore dietro ad uno stupidissimo pallone.

Ma lui ci ha sempre creduto e si è fatto trovare ancora una volta al posto giusto e al momento giusto all'appuntamento col destino, sotto il diluvio di una domenica di metà Maggio. A pochi centimetri dal traguardo, a pochi centimetri dalla parola "fine". Sempre lì, sul filo del fuorigioco.

E vissero per sempre felici e contenti. Goal.

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  Scritto da manso il 13/06/2019
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