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Luca Piazzi, il settore giovanile del mio Parma sarà così!!

Chiaccherata a tutto tondo di Angella (Teleducato), con il responsabile del Settore Giovanile e del Calcio Femminile, che risponde anche a Morrone! Bymanso: complimenti all'intervistatore e all'intervistato!

  Scritto da Redazione Emiliagol il 12/08/2017

COMUNICATO PARMA CALCIO - Parma, 11 Agosto 2017 – Il responsabile del Settore Giovanile e della Squadra Femminile Luca Piazzi questa sera è stato ospite del “Dopo TG – L’Intervista” di 12 Teleducato, intervistato a 360° dal giornalista Michele Angella. Durante il programma di approfondimento Piazzi ha parlato del rinnovato vivaio della società Crociata, partendo dalla sua storia ed arrivando alle aspirazioni per il futuro del clubLa trasmissione andrà in onda in replica questa sera alle 23 e riproposta nella giornata di Ferragosto, martedì 15 agosto 2017, alle ore 13.45 e 19.

Ecco una sintesi dei suoi interventi:

Chi è Luca Piazzi – “Sono arrivato nel calcio in una maniera un po’ strana, diversa dal solito. Vengo da Cavalese, una zona assolutamente non calcistica, ma più sciistica, ma la passione per il calcio mi ha portato prima a giocare a livelli bassi, poi ad allenare ed infine ad intraprendere la carriera da dirigente, lavorando per dieci anni nel Mezzo Corona e poi per otto a Bolzano nel Sudtirol, dove lavoravo non solo per la prima squadra, ma siccome era un club di dimensioni abbastanza piccole, curavo anche il Settore Giovanile, occupandomi di metodologia, della parte organizzativa, della parte puramente tecnica e dello staff. Ho sempre avuto questa passione per il calcio calcio più che per il management, quindi mi occupavo anche dei più piccoli.”

Perché il club crociato – “Nonostante la scorsa estate avessi avuto contatti con l’Inter e con la Juventus, il Parma, per me, era l’opportunità più concreta, e quella che mi affascinava di più, perché ero convinto che avrei avuto più spazio e più possibilità di mettere in pratica le mie idee e un programma formativo unico per il club. Inoltre, avevo un buon rapporto con il direttore sportivo Faggiano e quando ho incontrato la Società mi ha dato l’impressione di una squadra in ascesa, che stava scalando le categorie del calcio che conta dopo il fallimento e mi è sembrato affascinante il progetto Parma, come mi sembra tuttora.”

Il contatto con Faggiano –  “Il direttore sportivo Faggiano mi ha chiesto se fossi interessato al Settore Giovanile e la cosa mi è piaciuta subito, ma nel frattempo noi del Sudtirol abbiamo giocato con la vostra prima squadra a Parma e abbiamo vinto. Pensavo di avere un po’ incrinato il rapporto (sorride, nda…), invece le cose sono andate bene e si sono concretizzate.”

Il nuovo progetto del Settore Giovanile – “Il Settore Giovanile del Parma riparte dalle ottime basi che sono state create da Fausto Pizzi, Giovanni Manzani e Andrea Monica, che hanno fatto un gran lavoro, considerando che sono partiti con una Società che veniva da un fallimento e che ha perso, soprattutto nelle fasce d’età più alte, le squadre in toto. Nelle fasce minori, quelle che hanno sofferto meno il fallimento perché erano coinvolti ragazzi che dovevano stare in loco, noi abbiamo ottime basi e delle buone prospettive per costruire delle squadre forti. Abbiamo lavorato molto nelle ultime due squadre, perché grazie a questo salto di categoria, affronteremo una Primavera e un Campionato Under 17 e Under 16 contro squadre di A e di B e avevamo quindi bisogno di rafforzare un po’ le squadre. Speriamo di dare un imprinting, soprattutto, una nuova metodologia, una nuova idea comune di calcio all’interno del Parma. Siamo convinti che avremo bisogno di tempo, ma penso già che dopo il primo anno potremmo avere degli ottimi risultati.”

Condivisione di metodologia con la prima squadra – “La nostra idea calcistica di progetto formativo è uguale a quella della prima squadra, non solo per quanto riguarda il modulo e sistema di gioco, ma anche per lo stile di gioco, per l’atteggiamento mentale, per l’identificazione nella maglia, aspetti che nei grandi club esteri hanno permesso di fare la storia. Mi rendo conto che si tratta di un progetto ambizioso e difficile, però qui c’è voglia di calcio e disponibilità e spero tanto di poter perseguire questo progetto.”

Infrastrutture top – “A livello di infrastrutture siamo molto più avanti rispetto a tutte le altre squadre di serie B, però non penso solamente agli impianti sportivi, ma anche alla storia del Parma, alla fame di calcio che ha questo territorio, a tutto quello che ti può dare il brand Parma. È chiaro che noi non dobbiamo pensare che questa mentalità sia automatica, quindi dobbiamo lavorare e dare l’esempio portando la fede per la Maglia.”

Tempistiche di ritorno a grandi livelli – “Tornare in alto? Dipende molto dagli investimenti che potremo fare, anche se non è un discorso che si può legare esclusivamente ai soldi. Se riusciamo a concretizzare il lavoro che abbiamo iniziato, nel giro di 2 o 3 anni si potrebbero vedere già i primi frutti. In questo momento tornare ad essere l’elite e vincere uno scudetto, credo che sia difficile da realizzare, però possiamo ipotizzare di competere con i top club in 2 o 3 anni se iniziamo a lavorare in un giusto modo e se riusciamo a creare il giusto feeling all’interno della nostra realtà.”

La scelta di Morrone, la stima in Bagatti – “Premetto che ho molta stima di Stefano Morrone e ho un buon rapporto con lui. Stefano ha preso questa decisione per una serie di motivi che per me non sono validi, perché ritengo che il campionato Under 17, in cui trovi squadre di serie A, sia decisamente superiore a quello della Primavera, in cui si incontrano squadre di serie B. Detto questo è stata una sua scelta che rispetto. A me piace sempre ripartire e sono convinto che il suo sostituto, Massimo Baratti, sia validissimo per il Settore Giovanile del Parma e lo dimostrerà. Non sono nostalgico, rimarrò sempre un estimatore di Morrone, ma penso positivo.”

Difficoltà dei giovani ad approdare in prima squadra – “Spesso i tecnici hanno poca formazione, soprattutto dal punto di vista mentale e psicologico per riuscire a far crescere e portare quella giusta responsabilità e motivazione ai giovani che affrontano una prima squadra. Spesso i club sono troppo assistenzialisti verso i giocatori, quindi quando un giovane si trova a dover gestire media, pressione e risultato, è in netta difficoltà. La metodologia utilizzata nel Settore Giovanile spesso non ti insegna a dover combattere per qualcosa e non ti insegna ad affrontare le difficoltà. Oltretutto la velocità, i ritmi, la parte agonistica sono troppo labili rispetto a quelli che si possono trovare in qualunque calcio vero. Non parlo solamente delle serie maggiori, A, B o Lega Pro, ma anche della serie D. Credo che la strada migliore sarebbe quella di rivalutare il Campionato di serie D, che potrebbe essere molto formativo per un giovane”.

Il rapporto con le famiglie dei giovani calciatori – “Noi dovremmo vedere la famiglia come un partner fondamentale per la crescita calcistica del ragazzo. Spesso, però, l’atteggiamento di molti genitori non favorisce né quella della persona, né tanto meno del calciatore. Devo ammettere che è un aspetto quasi sempre poco considerato dai club. Noi cercheremo di instaurare un rapporto con le famiglie e nel limite del possibile di fare formazione ai genitori, magari anche due serate all’anno nelle quali si parlerà della gestione di un atleta, facendo loro capire il ruolo dell’allenatore e del club, trasmettendo loro anche qualche nozione sull’alimentazione dei ragazzi che hanno gli allenamenti dopo la scuola e giocano la mattina. Un club dovrebbe proporre questo tipo di attività alle famiglie.”

Il lavoro di scouting – “Penso sempre che la base dei club e in particolare della società Parma dovrebbe essere il territorio, dove stiamo già facendo un ottimo lavoro. Ho trovato una grossa organizzazione che ci permette di controllare il territorio. Credo che dalla categoria Allievi in poi le squadre andrebbero completate con 4 o 5 innesti mirati, che potrebbero aiutarle a diventare importanti. Per quanto riguarda lo scouting extraterritoriale dobbiamo focalizzarci sulle zone raggiungibili con i nostri trasporti, che possono essere Piacenza, Modena o Mantova, per trovare calciatori che ci facciano fare il salto di qualità. Anche dal punto di vista internazionale ritengo che ci siano campionati molto interessanti con cui una società con il brand Parma possa avere un buon appeal: parlo della Polonia, della Francia, del Portogallo e del Belgio. Chiaramente non possiamo pensare di andare a reclutare dei giocatori da Germania, Inghilterra o Spagna.”

Parma e il Parma – “L’approccio è stato ottimo. Qualsiasi persona può avere timore quando arriva al Parma, trattandosi di un club importante, che ha fatto la seria A e ha vinto coppe internazionali; la paura è quella di portare idee che possano non entusiasmare la società. Io invece mi sono sorpreso della disponibilità di tutti nell’avviare un progetto e nell’instaurare un certo rapporto che va a valorizzare le idee di un gruppo di lavoro. Difficilmente mi focalizzo sulle cose belle perché penso sempre a cosa è andato male, per poi migliorare e rifinire e questo mi ha portato a tante soddisfazioni che non avrei mai pensato di vivere. Sono cresciuto con il virus del calcio e l’ho portato avanti da quando avevo 15 anni…”

 L' INTERVISTA COMPLETA

 

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  Scritto da Redazione Emiliagol il 12/08/2017
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