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Colorno, una squadra Allievi senza precedenti! Parla Mister Donatis

"In questo girone regionale siamo andati in difficoltà con Tricolore Reggiana e Montebello all’andata: due ottime formazioni. Quando però i miei ragazzi sono sul pezzo, non ce n’è per nessuno!"

Il giovane allenatore Roberto De Donatis si sta distinguendo tra i colleghi parmensi: alla guida degli Allievi A del Colorno, i risultati fioccano e il gioco frizzante espresso dai gialloverdi sta attraendo l’attenzione di tanti esperti del settore. Abbiamo parlato con lui riguardo l’annata della squadra, della metodologia di lavoro e del futuro: uno degli allenatori più interessanti del circondario si racconta.

State facendo benissimo in campionato (primi nel girone regionale B davanti al Montebello). Dove può arrivare questa squadra? Quali squadre vi hanno messo in difficoltà?
Il più lontano possibile. Non ci poniamo obiettivi, o meglio: l’obiettivo è vincere ogni gara in cui scendiamo in campo. Ho provato a trasmettere ai miei ragazzi la mentalità dell’andare in campo per dominare la partita e vincere, sempre.
In questo girone regionale siamo andati in difficoltà con Tricolore Reggiana e Montebello all’andata: due ottime formazioni. Quando i miei ragazzi sono sul pezzo, però, non ce n’è per nessuno.

Anche in Fossil Cup state ottenendo ottimi risultati: con la recente vittoria ai rigori sul Castelfranco, avete staccato un pass per i quarti di finale. Obiettivi in questa importante competizione? Squadre che teme maggiormente?
Anche qui vogliamo arrivare in fondo. Il Castelfranco ci ha messo in enorme difficoltà: oserei dire che sono la miglior squadra incontrata quest’anno. A noi piace mantenere il possesso di palla, ma nel primo tempo con loro ci siamo dovuti chiudere. Eppure, abbiamo vinto e ora sono problemi di chi ci affronta.

Alcuni dei suoi migliori giocatori (penso al portiere Giaroli) sono sui taccuini degli osservatori di mezza regione: cosa significa per un allenatore vedere i propri giocatori combattuti da società professionistiche?
Abbiamo diversi giocatori interessanti, è vero. Tanti possono far bene in prospettiva, soprattutto perché sono ragazzi intelligenti che mettono da parte l’individualismo per costruire un sano e forte collettivo. E’ col valore di squadra, poi, che emergono le singolarità. Non è facile citare un solo giocatore: Danilo Uni – in due anni passati sulla panchina dei ’00 a Colorno – è colui che è cresciuto maggiormente sotto tutti i punti di vista. Ora è un jolly prezioso per la squadra. Lo stesso Giaroli è un portiere moderno molto bravo ad impostare coi piedi e non ha paura a giocare diversi metri fuori dalla propria area di rigore. Altri nomi possono essere Valenti, Callegari: sarei contento per loro – perché se lo meritano – se dovessero andare tra i professionisti.

Nagelsmann all’Hoffeneim ne è l’esempio principale: l’allenatore moderno non è più l’anziano guru mistico. Anche lei è molto giovane, iper-preparato (patentino Uefa A): come sfrutta l’inesperienza a proprio vantaggio?
Presi l’anno scorso il patentino Uefa A “laureandomi” col massimo dei voti. E’ stato un passo importante per la mia crescita da allenatore. Essendo fanatico di Zeman, prima la mia concezione del calcio era un 4-3-3 integralista. Ora riesco a leggere meglio la partita, a modificare l’assetto tattico in corsa. Con la disponibilità e la grande applicazione dei ragazzi, abbiamo messo punto diversi moduli di gioco per essere pronti ad ogni evenienza. Un giovane completo tatticamente è merce rara al giorno d’oggi.

Due parole sul suo metodo, nell’allenamento di tutti i giorni e alla domenica?
Durante la settimana lavoriamo molto con la palla. “A secco” solo - poco - al mercoledì. Il mio obiettivo è quello di creare un pensiero complesso. Ad inizio stagione facevamo pressoché solo il 4-3-3, ora le cose sono cambiate: siamo davvero camaleontici. E’ fondamentale, per un allenatore, fornire le chiavi di lettura della partita ai propri giocatori. Essi poi, in campo, comunicheranno uno con l’altro per conseguire il risultato. Ho voluto lasciare un po’ più di libertà nei ragazzi, che pensino con la loro testa, abituandosi al problem solving. Le situazioni delle domenica non sono altro che tanti piccoli problemi.

E’ anche “Responsabile Primi Calci”, si legge sul sito delle giovanili del Colorno. Significa che supervisione la fascia d’età più tenera?
Non esattamente. Alleno semplicemente i ragazzi più piccoli: 2010 e 2011 quest’anno. Sono laureato (con master) in Scienze Motorie e trovo fondamentale il primo sviluppo motorio del bambino.

Una battuta in chiusura sulla prima squadra: a cosa è dovuta la stagione negativa secondo lei? Riusciranno a salvarsi?
Credo e spero di sì. L’allenatore è giovane, bravo e preparato: vogliono salvarsi senza passare dai playout ed è nelle loro corde. Mattia Bernardi ha dato prova di essere uno dei migliori allenatori in circolazione: gli auguro il meglio

Il suo futuro invece? Perché l’anno prossimo i suoi Allievi saranno Juniores…
Sono concentrato sul finale di stagione, poi si vedrà. La mia società è il Colorno, decideremo a fine campionato con calma

Intervista a cura di Michele Pelacci

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  Scritto da Redazione Emiliagol il 04/04/2017
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